CSN7NEWS.IT  EUROPA ATTUALITA' ONLINE  7. 4. 2021 N .146 anno  XIII  |||||||| ISSN 2283-6586  IN AGGIORNAMENTO

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A un anno esatto dal primo Consiglio europeo sul Covid-19 il massimo organo politico si confronta sulla condizione attuale della crisi pandemica

 

Consiglio europeo: occorre accellerare

 

le vaccinazioni del secondo trimestre

 

by  ELDA CAMPORI

 

 

Primi vaccini in Ghana (foto Forbes)

Anche l’Europa nel programma internazionale Covax, per vaccinare i Paesi poveri

Mercato unico, politica industriale, digitale ed economica, Mediterraneo orientale, Russia e, naturalmente, la situazione epidemiologica, sono stati gli argomenti trattati dal Consiglio europeo nelle sedute del 25 e 26 marzo scorsi, in videoconferenza.

 Una seduta che si è tenuta a un anno esatto di distanza dalla presa di coscienza che il mondo stava vivendo un momento epocale. Proprio il 26 marzo del 2020 il Consiglio europeo riconosceva la pandemia del Covid-19 come una immane sfida, mai così grande da affrontare prima di allora.

La riunione odierna è servita, così, soprattutto per fare il punto della situazione in merito alla crisi pandemica, per valutare quanto finora fatto dagli Stati per la diffusione dei vaccini in ambito europeo e nella necessità di dare una risposta coordinata alle questioni ancora sul tavolo.

“La diffusione dei vaccini rimane essenziale e urgente per superare la crisi - si legge nel documento adottato dal Consiglio al termine della sessione, nella quale si sottolinea la necessità di accelerarne la produzione e la consegna - ed è necessario intensificare ulteriormente gli sforzi profusi a tal fine”.

I leader politici hanno puntato il dito sul rallentamento del piano di vaccinazione, anche, ma non solo, a causa del ritardo nella consegna dei vaccini da parte delle aziende produttrici, una fra tutte Astrazeneca che ha ridotto le dosi previste nel primo trimestre 2021 di oltre il 60 per cento.

“Sottolineiamo l'importanza della trasparenza - si legge infatti nella dichiarazione congiunta - nonché dell'utilizzo di autorizzazioni di esportazione. Riconosciamo l'importanza delle catene globali del valore e ribadiamo che le aziende devono garantire la prevedibilità della loro produzione di vaccini e rispettare i termini di consegna contrattuali”, hanno proseguito in riferimento alla ventilata mancanza contrattuale di Astrazeneca.

Quest’ultima, invece, si è difesa sostenendo che nel contratto non si parla mai di obblighi circa i quantitativi e i tempi di consegna, quanto piuttosto della volontà di fare tutto il possibile per consegnare le dosi richieste, smentendo anche il sospetto che il colosso farmaceutico anglo-svedese abbia favorito il Regno Unito a discapito dell’Europa.

Quanto all’assegnazione delle ulteriori dosi che l’Europa riuscirà a ottenere, il Consiglio ha confermato il criterio proporzionale in base alla popolazione. “Invitiamo il Comitato dei rappresentanti permanenti - continua la dichiarazione del Consiglio - ad affrontare la questione della velocità di consegna dei vaccini nel momento in cui si assegneranno i 10 milioni di dosi accelerate di BioNTech-Pfizer nel secondo trimestre del 2021 in uno spirito di solidarietà”.

Sulla libertà di movimento dei cittadini europei il Consiglio ha continuato ad esprimere una certa perplessità, stante la gravità dela situazione epidemiologica, anche in considerazione delle difficoltà poste dalle varianti, con la dimostrata maggiore capacità di contagio.

“Per il momento devono essere mantenute le restrizioni - è il dictat del Consiglio europeo -, anche per quanto riguarda i viaggi non essenziali, tenendo conto della situazione specifica delle comunità transfrontaliere, mentre deve continuare a essere garantito il libero flusso di beni e servizi nel mercato unico, anche mediante il ricorso alle corsie verdi. Dovrebbero tuttavia iniziare i preparativi per un approccio comune alla graduale revoca delle restrizioni, allo scopo di garantire che gli sforzi siano coordinati quando la situazione epidemiologica consentirà un allentamento delle misure attuali”.

“L'Unione europea continuerà a rafforzare la sua risposta globale alla pandemia - conclude il documento -. È necessario proseguire speditamente i lavori per l'istituzione di un meccanismo di condivisione dei vaccini, in modo da integrare e sostenere il ruolo guida di COVAX nel garantire l'accesso universale ai vaccini e la loro diffusione”.

Difatti tutti gli sforzi e le restrizioni potrebbero non avere l’effetto sperato se in parte del mondo non si potrà affrontare la pandemia, e quindi la vaccinazione, con la stessa capacità degli stati più ricchi e organizzati.

Il programma internazionale COVAX è nato, infatti, allo scopo di favorire la vaccinazione anche in quei Paesi dove è più difficoltoso l’accesso alla immunoprofilassi anti-Covid. COVAX, che significa Covid-19 Vaccine Global Access, è un programma di  acquisti globale costituitosi, sotto la guida dell’OMS, a giugno del 2020, con due organizzazioni di lotta alle epidemie e a tutela della salute dei bambini, Cepi e Gavi Alliance, cui hanno aderito 190 Paesi.

Ed è uno dei tre punti fermi voluti da OMS e Unione Europea quando, nell’aprile del 2020, all’indomani dello scoppio della pandemia mondiale, siglarono un’intesa denominata Access to Covid-19 Tools. L’obiettivo di COVIX è quello di riuscire a vaccinare la popolazione mondiale più a rischio, che si trova in gravi condizioni economiche e di disagio sociale, e garantire così un accesso equo alla immunizzazione in tutto il mondo.

Il primo lotto del programma COVAX è stato consegnato in Ghana alla fine di febbraio con le prime 600mila dosi prodotte da Astrozeneca su licenza del Serum Institute of India. E’ solo un primo passo, ma anche “un vero e storico momento di solidarietà globale”, come ha evidenziato la presidente della commisione Ue Ursula von der Leyen, che porterà a offrire 2 miliardi di vaccini gratuitamente ai paesi del sud del mondo.

Se la necessità di fornire i vaccini ai più poveri è insieme una necessità e un gesto solidale, l’iniziale accaparramento delle forniture da parte degli Stati che più potevano permetterselo non ha certo giovato a quella equità sbandierata dai grandi della terra.

“L’unico modo per uscire da questa crisi - hanno dichiarato, in occasione del primo lotto donato al Ghana, la rappresentante locale dell’UNICEF Anne-Claire Dufay e il rappresentante dell’Oms Francis Kasolo - è assicurare che le vaccinazioni siano disponibili per tutti. Ringraziamo tutti i partner che stanno sostenendo la ‘Covax Facility’ per fornire vaccini contro il Covid-19 sicuri ed efficaci a tutti i paesi in modo rapido ed equo”. Perchè mettere in sicurezza la popolazione dell’intero pianeta è l’unico modo per salvarsi e uscire per sempre dalla pandemia.

 

 

ECONOMIA

Giorni "neri" per l'economia globale

  by CLAUDIA NOBILE

 

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     (Elle decor)

"Chi pensa per sé pensa per tre", cita un proverbio, e il detto dovrebbe bastarci per capire che se ogni Stato nazionale pensasse alla propria autonomia, a garantirsi il cibo, la protezione, la sicurezza, il benessere economico non ci sarebbero più problemi al mondo. Ma il protezionsmo creerebbe chiusura, forse anche frattura.

In questa ottica ovattata non ci sarebbe un'economia globalizzata, una globalizzazione economica, ossia la creazione di un unico mercato globale, senza più barriere protezionistiche, né una linea di comunicazione tra i vari stati. Linea continua che ha invece una grande importanza sul commercio mondiale.

Le conseguenze della globalizzazione e gli effetti sono tanti, come ad esempio la creazione di una rete interrelata tra stati del nord e quelli del sud, tra stati ricchi e stati poveri, che dà pure i suoi benefici: permette di viaggiare, concretamente o via internet e realizzare scambi di beni e servizi.

E' chiaro che ci sono i pro e i contro dell'economia globale, e in questa tensione a raggiungere il mercato unico, non mancano le difficoltà, che in fondo sono sempre esistite nella storia: dalla grande depressione del 1929, dallo shock petrolifero del 1973, alla recessione del 2008, alla crisi del debito nel 2011.

Giorni funesti per l'economia globale persistono anche oggi, come allora. Le catene di distribuzione globali stanno subendo, infatti, diverse forti pressioni che meritano una riflessione. La diffusione del covid-19 ha rivelato la vulnerabilità di queste catene, con i prezzi di trasporto navale triplicati, con riduzione dell'attività delle aziende, prevedendo un calo della domanda.

Ne consegue da un lato vi sta la pressione politica per riportare in patria i posti di lavoro (come ha tentato di fare l'ex presidente degli Usa, Donald Trump), dall'altro vi sono investitori e consumatori che pretendono una gestione migliore delle catene di distribuzione, più rispetto dei diritti dei lavoratori, chiedono costi aziendali per ridurre emissioni di anidride carbonica.

E poi anche se durante la pandemia ii paesi ricchi hanno trovato supermercati riforniti, pompe di benzina aperte e consegne online puntuali, altrove, il blocco del canale che collega l'Europa all'Asia, canale di Suez, a causa di una nave incagliata (il 23 marzo), ha messo in luce " la fragilità del sistema marittimo, essenziale, per il funzionamento del commercio globale" (Financial Times).

Le cose oggi non funzionano, come allora, quando "negli anni novanta e inizio duemila il commercio globale crebbe a ritmi elevati perché grandi economie come Cina, India e Europa orientale venivano integrate nell'economia globale". "Ora queste forze sono state assorbite, ed è naturale che la marcia rallenti".(Financial Times)

alla luce di tale complessità che fare dunque? La soluzione potrebbe essere quella di  reagire prontamente alle negatività, e allo stallo, e agli eventi traumatici.

 

 


GLI ORRORI DELLA GUERRA e DELLE INNONDAZIONI

Bambini a rischio

in Mozambico

e in Indonesia

by REDAZIONE

  

 

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La denuncia di Save the Children: migliaia di bambini in condizioni difficilissime a causa del conflitto. Metterli al centro di qualsiasi risposta nella provincia di Cabo Delgado. L’appello dell’Organizzazione in occasione del vertice dei leader della Sadc. In Indonesia, Save the Children: il ciclone tropicale, che ha ucciso 128 persone e lasciato 8.400 sfollati, ha provocato inondazioni e interruzioni dell’energia elettrica che hanno determinato anche il blocco degli esami per 100mila studenti.

I bambini sono al centro dell'attenzione di Save the Children che in due delle tante occasioni ha denunciato lo stato gravissimo in cui versano I bambini che vivono in luoghi di guerra o subiscono le conseguenze di gravi eventi naturali.

Per quanto riguarda la guerra in Mozambico, ecco che cosa denuncia questa organizzazione. “Mentre i leader della SADC oggi valutano la triste situazione a Cabo Delgado e decidono sui possibili interventi, li invitiamo a garantire che ogni risposta tenga conto dei bisogni immediati e della sicurezza dei bambini. I bambini vengono presi di mira in questo conflitto. Vengono uccisi e rapiti, perdono le loro case e la protezione di cui hanno bisogno. I bambini devono essere al centro di qualsiasi risposta a Cabo Delgado. I bambini devono essere protetti”. Così ha commentato Chance Briggs, Direttore di Save the Children in Mozambico – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro - in occasione del vertice straordinario della Comunità per lo sviluppo dell'Africa meridionale (SADC), i cui leader si riuniscono oggi per discutere le misure per contrastare il terrorismo in Mozambico.

“Tutte le parti coinvolte nel conflitto - ha spiegato  Chance Briggs. - devono garantire che i bambini non siano mai bersagli. Devono rispettare le leggi internazionali sui diritti umani e intraprendere tutte le azioni necessarie per ridurre al minimo i danni accidentali ai civili. Centinaia di migliaia di bambini e le loro famiglie - oltre un terzo della popolazione della provincia - sono ora sfollati a Cabo Delgado. Ci sono 772 mila sfollati, compresi i bambini. La maggior parte vive con i loro familiari, mentre molti altri vivono in campi temporanei. In troppi casi, questi bambini e le loro famiglie vivono in condizioni squallide”.

“Questi bambini hanno bisogno di beni essenziali, come cibo e acqua pulita, riparo e assistenza sanitaria, e hanno anche bisogno di supporto psicosociale per aiutarli a elaborare gli orrori ai quali hanno assistito. Devono anche poter tornare a scuola, sia perché è fondamentale che continuino a studiare e apprendere sia per recuperare un senso di normalità nelle loro vite dopo tanta paura”., ha proseguito.

Le organizzazioni umanitarie come Save the Children sono impegnate a fornire supporto ai bambini sfollati e alle loro famiglie nei campi temporanei e nelle comunità ospitanti, lavorando duramente per soddisfare i bisogni essenziali dei minori e delle loro famiglie.

“Ma le risorse non sono sufficienti – spiega ancora Chance Briggs - . Con il piano di risposta umanitaria del Mozambico finanziato solo all'1%, rimane un enorme gap di 250 milioni di dollari che deve essere urgentemente colmato. Chiediamo urgentemente ai governi donatori di intensificare i loro impegni di finanziamento per sostenere pienamente la risposta umanitaria a Cabo Delgado e per garantire, in particolare, che le esigenze di protezione dei bambini, come il supporto per la salute mentale, la ricerca dei dispersi e gli interventi di ricongiungimento familiare, siano coperte”.

"Allo stesso tempo, chiediamo ai partner di garantire risorse finanziarie per programmi volti a soddisfare le esigenze di sviluppo a lungo termine della popolazione di Cabo Delgado, senza le quali la crisi di nella provincia potrebbe aggravarsi ulteriormente", ha concluso infine Briggs.

Per quanto riguarda le innondazioni, ecco che cosa è successo in Indonesia.

Circa 100.000 bambini e adolescenti in tre distretti dell'Indonesia hanno dovuto interrompere gli esami a causa delle inondazioni improvvise e degli smottamenti, causati dal ciclone tropicale che ha colpito domenica l'Indonesia e la vicina Timor-Est, uccidendo 128 persone e lasciando oltre 8.400 sfollati. Lo denuncia Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.
 
Quasi 2.000 case nella provincia orientale del Paese di Nusa Tenggara sono state distrutte dalle inondazioni e 72 persone sono state dichiarate disperse . Le operazioni di soccorso sono state ostacolate da strade bloccate, interruzioni di corrente e continui smottamenti. L'elettricità e le reti Internet sono crollate in cinque distretti e più di 1 milione di persone si ritrova senza luce. E’ previsto un ritorno alla normalità dell'elettricità non prima di maggio.
 
I bambini e i ragazzi di tutta l'Indonesia avrebbero dovuto sostenere gli esami da casa questa settimana poiché le scuole rimangono chiuse a causa della pandemia di Covid-19. Secondo Save the Children, circa 100.000 bambini a Nusa Tenggara e nei distretti di Kupang City, Kupang e Malaka, hanno dovuto interrompere gli esami.
 
Le scuole in Indonesia sono ormai chiuse da oltre un anno, con lezioni ed esami tenuti online. Save the Children è preoccupata per l'ulteriore impatto di questo ultimo disastro sull'istruzione dei minori.
 
Miguel, uno studente di 13 anni della città di Kupang, ha detto: “Questa mattina ero pronto per l'esame, ma non c'era segnale né elettricità. Non ho ricevuto alcuna informazione dalla mia scuola. Mi sento così triste e ansioso”.

“Questo è un disastro su un disastro per questi minori. Devono ancora riprendersi per la perdita, l'ansia e l'interruzione del loro apprendimento causate dalla pandemia, e ora, oltre a perdere le loro case, anche le speranze di proseguire la loro istruzione subiscono un altro duro colpo. Da gennaio abbiamo avuto più di 1000 emergenze in Indonesia causate da inondazioni, forti venti e smottamenti e sono i bambini a essere spesso i più vulnerabili" ha dichiarato Selina Patta Sumbung, CEO di Save the Children in Indonesia.
 
Secondo l'Agenzia di meteorologia, climatologia e geofisica dell'Indonesia, questa settimana sono previsti ulteriori condizioni meteorologiche estreme e cicloni tropicali nella provincia orientale di Nusa Tenggara in Indonesia.
Save the Children sta fornendo un aiuto immediato alle famiglie sotto forma di rifugi di emergenza, coperte, kit per l'igiene e supporto per la salute mentale ai bambini colpiti dalla crisi.

 

NEWS DAL WEB

Il presidente della repubblica federale Frank-Walter Steinmeier ha conferito alla coppia di ricercatori e fondatori dell’azienda tedesca Biontech, Oezlem Tuereci e Ugur Sahin, la croce al merito per i servizi resi, alla presenza della Cancelliera Angela Merkel al Castello di Bellevue a Berlino. “Ne sono certo. Una prodezza scientifica altrettanto esistenziale è stata raramente premiata in questo castello”, ha detto Steinmeier. (IlSecolo)

 

Lutto in Gran Bretagna: E' morto a 99 anni Philip Mountbatten,

Filippo di Edimburgo. Per 73 anni è stato al fianco della Regina Elisabetta II Ecco la foto proposta dall'Huffpost che dedica approfondimenti a due protagonisti molto importanti. Adalgisa Marocco nel suo articolo cita il marito della regina "Principe, consorte e gaffeur: Filippo, una vita da spettatore della storia". Per Elisabetta II era "forza e sostegno". Delinea la vita di Philip Mountbatten, nato Filippo di Grecia e Danimarca e vissuto principe consorte. https://www.huffingtonpost.it/mepa

Avrebbe festeggiato il centesimo compleanno il 10 giugno, Sua altezza reale il principe Filippo, duca di Edimburgo, conte di Merioneth, barone Greenwich, cavaliere reale del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera.

La notizia della scomparsa, avvenuta serenamente nelle stanze di Windsor. Saranno otto i giorni di lutto per la sua Regina, che da oggi dovrà camminare da sola.


 

 

 

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